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Ritmi e silenzi colorati - Maro Gorky

 Maro Gorky, figlia maggiore del pittore armeno-americano Arshile Gorky è nata a New York ed ha compiuto i primi passi nel mondo dell’arte a contatto con lo stimolante ambiente dell’Astrazione e del Surrealismo, movimenti dei quali suo padre è stato esponente di spicco.

Nel 1950 lascia gli Stati Uniti per l’Europa dove continua a coltivare la sua passione per l’arte. Dopo le scuole inferiori che frequenta in Svizzera, Francia, Spagna ed Italia, compie  il suo percorso di studi alla  Slade School of Fine Art di Londra dove si laurea nel 1965.

Nel 1967 è l’incontro con lo scultore Matthew Spender. Di lì a poco il matrimonio e la decisione condivisa di stabilire la propria residenza in Italia e di scegliere,  come luogo dove vivere e creare,  un casolare fra Siena e Firenze. Ed è qui, nella pace delle colline toscane che nascono le loro due figlie, rispettivamente nel 1970 e nel 1972 .

La pausa feconda anche se di apparente stasi che la funzione di madre comporta, l’ambiente sereno di una natura non  solo contemplata ma  vissuta nel suo essere sostanza viva, plasmata e lavorata in prima persona,  favoriscono l’esigenza di mettere ordine nel suo universo poetico. Maro Gorky elabora le esperienze passate miscelandole a nuovi stimoli culturali ed ambientali. Nascono le prime opere autonome, tradizionali nei temi scelti ma originali nella resa calda, solare ed espressiva del colore, nella resa del segno che definisce ed astrae, al tempo stesso, figure e forme del naturale.

A cavallo fra il 1970 e il 1980 Maro predilige il tema del ritratto che alterna, con meno intensità,  al genere del paesaggio. Poi la grande e potente ritrattistica degli anni  ‘90 dove Maro ferma con precisione il volto di amici, familiari e conoscenti con un segno potente che si  fa decorativo negli sfondi, descrittivo nelle vesti ma che ritorna ad essere sintetico e quasi astrattizzante laddove le memorie di un rinascimento toscano vissuto intensamente si alternano a riletture del tutto personali delle moderne avanguardie, della ritrattistica antica e di quella mediterranea di primo  Novecento.

Infine,  dopo la scoperta del deserto, la scelta di Maro si concentra con più attenzione sul tema del paesaggio. La vista di sintetiche e silenti visioni di luoghi lontani - eppur presenti nella sua memoria familiare - stimola nuove emozioni che si traducono in un vero e proprio sistema di segni  colorati, di forme astratte e riconoscibili al tempo stesso, di motivi geometrici semplificati  ma che non negano l’emotività .

E nei dipinti più recenti la forma ovoidale prende il sopravvento, semplifica e scarnifica quella del naturale e si fa simbolo di un’idea, di un concetto, di un’aspirazione. Ed anche nel ritratto  il segno si asciuga, si fa metafora, prelude a nuove strade nelle quali i due generi si incontrano e diventano interdipendenti.

Così  la sua pittura controllata ed, al tempo stesso, emotiva, fatta di griglie in cui il colore si dispone secondo quadrati, cerchi e semicerchi dai toni contrastanti,  crea pause e contrappunti, ritmi e silenzi in  un’alternanza continua che è alternanza di pensieri e di idee,  ma anche, sostanzialmente,   invito ad ‘entrare’ ed a percorrere, insieme a lei, la natura, autentico e unico universo di Maro Gorky e  del  suo essere artista.

 

Maro Gorky ha esposto in numerose mostre nazionali ed internazionali, da Londra (Long Ryle Art international) a Milano (Galleria Kriterion-Daverio), da Venezia a Firenze (Accademia delle Arti del Disegno), Volterra (Palazzo Pretorio), Pietrasanta  e Carrara. Del 2004 è la grande mostra alla Silva Bezdikian Fine Art di Los Angeles. Del 2005 l’antologica al Castello Malaspina di Massa.

Hanno scritto di lei Matthew Spender, Patrizia Cavalli, Hunter Drohojowska-Philp, Anna Vittoria Laghi,  Giorgio Soavi, Giandomenico Semeraro, Claudio Giumelli, Albert Boime.