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Cinema

Spike LeeDopo anni di perlustrazioni in Europa, dall’Italia all’Inghilterra, dalla Francia alla Finlandia, alla ricerca di autori dallo stile complesso e dall’impegno umano e civile profondo, il Premio Fiesole ai Maestri del Cinema è approdato di nuovo negli Stati Uniti, precisamente a Brooklyn, dove un piccolo (di statura), combattivo filmmaker di colore è riuscito a costruirsi uno spazio produttivo indipendente, la 40 Acres & a Mule, che a tu per tu con le majors hollywoodiane si è ritagliata negli ultimi vent’anni una posizione di rilievo nel panorama creativo della cultura africano-americana, dal cinema alla musica, dall’editoria alle T-shirts.

Figlio di un musicista jazz, che ha contribuito a gran parte delle colonne sonore dei suoi primi film, il cinquantenne Spike Lee ha sbalzato a colpi di mazza da baseball (una delle sue tante passioni sportive) una filmografia esemplare, scalando il successo internazionale senza mai rinunciare alle proprie, esplosive tematiche legate ai vari ambienti urbani e sociali delle comunità africano-americane.

È stato pressoché l’unico regista all black ad essersi conquistato il diritto alla composizione della troupe e al final cut all’interno del sistema produttivo americano, a cominciare dal primo, audace lungometraggio, Lola Darling (1986), incentrato sulla ricerca di emancipazione anche sessuale di una giovane donna di colore della middle-class. E poi eccolo ancora alle prese con le tensioni, i pregiudizi e il razzismo latente tra i neri e gli italiani-americani di Brooklyn nello splendido e contestato Fa’ la cosa giusta (1989); i dolorosi spunti autobiografici di Mo’ Better Blues (1990), dominato dal rapporto totalizzante con la musica jazz; Jungle Fever (1991), sui miti maschilisti e i contrasti etnici e sessuali ad Harlem; il monumentale profilo biografico di un’icona controversa del movimento politico africano-americano, Malcolm X (1992); lo struggente ritratto di famiglia in un interno distillato dalle memorie dell’adolescenza (Crooklyn, 1994); l’impietoso Clockers (1995), sullo spaccio al minuto del crack e la guerra per bande nei quartieri di New York; e ancora la furia omicida e le intolleranze interetniche nell’inferno del Bronx (SOS Summer of Sam, 1999).

Per arrivare alle recenti, mature prove di stile e complessità narrativa di La 25a ora (2002) e Inside Man (2006), senza dimenticare l’impegno documentario nel ricostruire episodi di violenza razzista del passato recente (4 Little Girls, 1997), nel ritrarre campioni dell’immaginario nero (A Huey P. Newton Story, 2001; Jim Brown: All American, 2002) o nell’indagare sul posto le cause e gli effetti dell’uragano Katryna che ha sommerso New Orleans, città nera, e travolto la protezione civile americana, sostanzialmente bianca (When the Levees Broke, 2006).

Spike Lee, il brillante e scontroso allievo di Martin Scorsese, sarà a Fiesole dal 10 al 12 luglio, per entrare a pieni voti nell’albo dei Maestri