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CULTURA
Tombe del Bargellino

La necropoli
A partire dall’ultimo ventennio dall’Ottocento furono scoperte, nella zona compresa tra la via del Barellino e via Matteotti, quattro tombe etrusco - ellenistiche; altre due vennero rinvenute casualmente nel 1957, durante i lavori di restauro di alcune abitazioni poste sopra via Matteotti.
Appartengono a una delle necropoli ellenistiche di Fiesole costruite immediatamente fuori le mura: furono largamente reimpiegate poi in età romana imperiale. Si trovavano lungo una delle strade di accesso alla città ed erano disposte in maniera da assecondare la pendenza della roccia che, in quel punto, scende rapidamente da sud a nord.
Non conosciamo la reale estensione della necropoli: l’abitato moderno ne ha cancellate le tracce o, perlomeno, ne ha molto limitato l’esplorazione e il caso delle due tombe scoperte nel 1957 è significativo a questo proposito. Si può tuttavia ipotizzare una diffusione delle tomba lungo l’attuale strada che conduce a Borgunto, con un addensamento lungo la sottostante via del Bargellino, in una zona che doveva offrire, forse, più spazio.
La struttura delle tombe, tranne alcune differenze marginali, è identica: una cella rettangolare, costruita con grandi blocchi di pietra serena sovrapposti a secco e, eventualmente, inserzione di zeppe, di non grandi dimensioni, con uno sfruttamento massimo dello spazio interno tramite la costruzione di banchine a più gradini sulle pareti laterali e su quella di fondo. Sulle banchine trovavano posto le urne, semplici casse parallelepipede con coperchio piano a doppio spiovente. I corredi sono assai semplici e comprendono piccoli balsamari in terracotta e, in un caso, una piccola spatola in bronzo. I seppellimenti più recenti sono indicati dai cinerari ovoidali con coperchio a presa concava databili entro la prima metà del I sec. d/publicC., anch’essi con corredi molto semplici: Tombe del Bargellino- Olla cinerariail rito funebre prevalente era quello incineratorio.

 

 

 

 

I seppellimenti più tardi sono indicati da semplici inumati.
Tra le tombe sopra descritte venne praticata anche qualche sepoltura isolata e, inoltre, all’interno della tomba 2, furono recuperate due tomba che, per struttura, vennero avvicinate dagli scopritori alle tombe “longobarde” che stavano tornando alla luce nell’area del tempio: purtroppo non sono noti i corredi.
Le sei tombe vennero costruite in età ellenistica, abbondantemente reimpiegate in epoca romana: la presenza di scheletri ci dice inoltre che vi furono sepolti anche degli inumati, forse nel III – IV sec. d.C. e in questo caso i nuovi seppellitori scesero nella tomba probabilmente dall’alto.
Rimangono da sottolineare tre cose.
In primo luogo, l’orientamento delle tombe e la natura del terreno fanno pensare che queste non dovessero essere disposte lungo una vera e propria via sepolcrale ma mantenessero piuttosto una disposizione a gradoni. Inoltre, alcune caratteristiche delle tecniche costruttive, soprattutto la rozzezza dei blocchi impiegati nei filari inferiori, sembrano confermare l’ipotesi che le tombe dovessero essere, per buona parte, interrate. Infine, nelle vicinanze delle tombe passava l’acquedotto proveniente da Montereggi che, almeno in quel punto, correva a cielo aperto: si osservò che il canale transitava vicino alla copertura di una tomba e questo favorì probabilmente la localizzazione di essa già in età antica.

Le singole tombe